La situazione in Toscana

In Toscana esiste una grande varietà di situazioni che contribuiscono ad una marcata diversità dei conflitti: le aree collinari e montane sono ecologicamente molto diverse da quelle della pianura grossetana, il pastoralismo sardo tra Siena e Grosseto (che non ha conoscenza del lupo, mai esistito in Sardegna) ha caratteristiche socio-economiche e strutturali particolari, la disponibilità di prede selvatiche per il lupo varia notevolmente così come la presenza di cani randagi e inselvatichiti. La diversità di situazioni di conflitto impone quindi una analoga diversità di risposte e soluzioni che non sempre si è riusciti a realizzare, anche a causa della frammentazione verticale di normative a livello comunitario, nazionale, regionale e locale e la frammentazione trasversale tra i settori della tutela delle specie, caccia, servizi veterinari, agricoltura, ecc. D’altra parte, la conservazione integrale, senza una normativa che permetta di intervenire con la rimozione di qualche esemplare nelle aree dove l’alta densità di lupi crea eccessivi danni alla zootecnia, è un esempio di gestione miope e scarsamente efficiente. La conseguenza è che molti lupi vengono abbattuti illegalmente in Italia con tempi e modi decisi non da un razionale piano basato su dati scientifici ma dal livello di tolleranza locale. Questa gestione del tipo “benign neglect” (protezione sulla carta ma nessun intervento attivo) continua ad essere fonte di preoccupazione per la conservazione del lupo in Italia, soggetta a momenti positivi di espansione numerica e di areale (come nelle Alpi) e momenti negativi come, ad esempio, gli oltre 40 lupi uccisi negli ultimi 5 anni solo nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.
La distribuzione e l’ecologia del lupo in Toscana e in provincia di Grosseto sono relativamente ben conosciute: diversi studi sono stati realizzati in passato in aree vicine e simili (Garfagnana, Crete Senesi) in parte dell’Amiata grossetano/ senese e alcuni proseguono ancora oggi (Parco della Maremma, Monte Amiata). La consistenza delle popolazioni è ben conosciuta per alcune situazioni locali, meno per tutto il territorio regionale. Una proiezione delle tendenze spaziali e numeriche della popolazione su scala regionale, ed in particolare in riferimento alle aree ad elevata produzione zootecnica, non è mai stata compiuta.

In questo quadro generale, si inserisce un problema relativamente recente che ha attratto l’attenzione dei conservazionisti a causa di un incremento notevole delle evidenze scientifiche: l'ibridazione con il cane e la perdita di identità genetica della specie protetta. Lupo e cane sono biologicamente la stessa specie e sono feconde alla n generazione. Ma il lupo è specie biologicamente naturale mentre il cane è un prodotto della selezione artificiale condotta dall’uomo per ricavare una forma che avesse esaltate le qualità che meglio servivano all’uomo. Non si potrebbe correttamente usare il termine ibridazione nel caso di un incrocio tra specie naturale e il suo derivato artificiale ma non esiste per ora altro termine tecnicamente più appropriato.
 
Negli ultimi venti anni si sono intensificate le segnalazioni di lupi con caratteristiche morfologiche difformi da quelle standard del lupo italiano (lupi neri o di colore pezzato, presenza dello sperone, unghie bianche, prognatismo e anomalie della dentizione, ecc.). Inoltre le analisi genetiche condotte con tecniche sempre più raffinate hanno permesso di confermare che alcuni esemplari di canidi selvatici (in Toscana e altrove) sono in realtà ibridi non solo di prima generazione (incrocio lupo x cane) ma anche ibridi successivamente introgressi nella popolazione lupina: esemplari ibridi sono stati confermati nel Mugello, nel Senese, nell’Amiata grossetano e nel Parco della Maremma, dove è residente un nucleo di 5-6 esemplari tutti ibridi. Questo aspetto è critico per la conservazione della specie da almeno tre punti di vista:

  • con la formazione degli ibridi e la loro introgressione nella popolazione di lupo scompare il lupo oggetto della normativa di conservazione. Recentemente la Commissione Europea (Ufficio Biodiversità, Natura 2000) ha confermato che gli ibridi non sono protetti e dovrebbero essere prontamente rimossi per garantire la conservazione del lupo;
  • gli ibridi o gli animali introgressi vanno presumibilmente in dispersione su lunghe distanze come fa il lupo, con il risultato che dalla Toscana potrebbero emigrare canidi ibridi anche in altre aree su scala nazionale e internazionale (es., Francia) ed espandere il problema della ibridazione;
  • gli ibridi causano gli stessi danni del lupo ma la colpa è attribuita sempre al lupo con conseguenti ripercussioni di immagine per il lupo e difficoltà di confermare la sua conservazione - gli ibridi non sono chiaramente identificati nell’attuale quadro normativo: non sono protetti dalla legge quadro sull caccia (L.N. 157/92), non sono contemplati dalla legge sul randagismo canino (L.N. 281/91), né dai regolamenti per l’indennizzo dei danni, e ciò pone quindi seri problemi legali per la gestione sia degli animali ibridi che dei danni da loro causati.
 
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